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Fattori che regolano la misura della BIA


Le misure impedenziometriche sono influenzate da molti fattori.

 

Vari lavori dimostrano che la resistività della ICW è più alta della ECW, per cui  impiegando solo la  bassa frequenza si approfondiscono i livelli di ECW (come nell'edema) ma si sottostimano quelli della TBW.

Si spiega così l'impiego di più frequenze, Multi Frequency Body Impedance Analysis, per conseguire una globale e più corretta ripartizione dei fluidi.

 

Poiché la Z dipende dalla lunghezza e dalla sezione trasversa, le grandi variazioni nella dimensione del tronco, che è di lunghezza corta e di sezione larga, producono solo minime oscillazioni dei valori BIA.

Si spiega così la scarsa capacità predittiva dei fluidi presenti nelle cavità addominali, come in caso di ascite, e del grasso viscerale.

 

Inoltre si deve considerare la disomogenea organizzazione dei tessuti nel tronco (anisotropia) caratterizzata da varie cavità e da fasce muscolari variamente orientate, che rendono il tronco stesso scarsamente indagabile mediante BIA.

Gli arti, di converso, che hanno sezioni basse, lunghezze elevate e un'omogenea distribuzione longitudinale del tessuto muscolare e del tessuto osseo, risultano i maggiori determinanti del valore impedenziometrico a corpo intero: il 75% circa degli ohms rilevati sul soggetto in posizione supina deriva dalle braccia e dalle gambe. Osservazione questa che  ha portato alla realizzazione della prima BIA segmentale (Human-Im Plus Segmentale DSMedica – 1994).

 

I valori d'impedenza sono più bassi quando la temperatura corporea è alta (ad esempio in caso di febbre) e quando si ha una perspiratio sopra la norma. Si spiega così l'attenzione a effettuare misure in condizioni prive di stress psicofisico che possono alterare la superficie cutanea.

 

Bassi valori di elettroliti, ad es. di sodio plasmatico, corrispondono ad alti valori d'impedenza a conferma che anche una temporanea e contenuta variazione elettrolitica risulta sensibilmente percepita.

 

La posizione del corpo e il tempo di permanenza del soggetto in posizione supina influenzano la misura di Z, poiché nel cambio di posizione varia la distribuzione dei fluidi tra il tronco e le estremità (effetto della forza di gravità).

Di conseguenza, è importante il tempo di permanenza del soggetto in posizione supina, affinché i fluidi si ridistribuiscano dalle estremità degli arti al tronco: questo piccolo fenomeno produce l'incremento dei valori dell'impedenza corporea. L'effetto è più evidente alle basse frequenze e si stabilizza dopo 15-30 min. Sarebbe raccomandabile, comunque, di rilevare le misure dopo 5 – 10 minuti dal momento in cui il soggetto in esame viene posto supino.

 

I fattori su indicati sono solo alcuni fra i molti che devono essere presi in considerazione durante l'analisi impedenziometrica e sono quelli che, infine, hanno condotto alla realizzazione di strumenti elettromedicali sempre più sofisticati. Di certo la metodica è molto sensibile alle modificazioni dello stato idroelettrolitico dell'organismo per cui la stretta osservanza all'alimentazione precedente al rilevamento e alla corretta standardizzazione delle misure diventano fattori essenziali per ottenere dati accettabili.

La posizione del corpo è fondamentale al punto che, se opportunamente considerata, andrebbe ad escludere gli strumenti impedenziometrici  a bilancia, cioè quelli con la rilevazione in ortostatismo.


La metodica, inoltre, necessita di equazioni predittive che tengano conto dei diversi target d'impiego, ovvero delle condizioni fisio-patologiche individuali, che se non osservate, possono indurre sostanziali errori di predizione.