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Rilevazione corretta della BIA


La tecnica tetrapolare nell'analisi total body prevede il posizionamento di due coppie di elettrodi: una coppia sul dorso della mano (di solito la destra) a livello dell'articolazione metacarpo-falangea del III° dito (elettrodo iniettore) e sull'articolazione radio-ulnare (elettrodo sensore); l'altra coppia sul dorso del piede omolaterale, con l'elettrodo iniettore sull'articolazione metatarso-falangea del III° dito e l'elettrodo sensore sull'articolazione tibio-tarsica.

 

Nella tecnica esapolare segmentale si aggiungono due elettrodi sensori sugli arti (mano sinistra e piede sinistro) mantenendo rigorosamente gli stessi riferimenti ossei: radio-ulna e tibio-tarsica.

La riproducibilità della misura risiede essenzialmente nel posizionamento dell'elettrodo sensore: uno spostamento di un cm dello stesso può produrre variazioni della Z di 20-30 ohms, pregiudicando il risultato della predizione.

Durante la misurazione il paziente può tenere scoperti solo mano e piede omolaterali, con gambe divaricate a 45° e arti superiori addotti al tronco con un angolo di 30° per evitare i contatti cutanei tra loro. Si raccomanda per la corretta standardizzazione della misura che:

 

  • La superficie cutanea non sia ad alta densità pilifera, tale da mantenere sollevato l'elettrodo: in questo caso radere la zona predisposta per l'applicazione dell'elettrodo stesso.
  • Il paziente non si muova durante la rilevazione.
  • Non abbia mangiato cibi o liquidi salati, o particolarmente zuccherini, da almeno 4 ore.
  • Non presenti cute troppo calda (pirosi?), o cute fredda.
  • Non sudi, o manifesti una cute umida (perspiratio).
  • Sia in stato di riposo e non abbia fatto esercizi fisici prima della rilevazione.
  • Non abbia ingerito bevande alcoliche, zuccherine o salate prima della rilevazione.

 

Sperimentalmente si riscontra che il valore di Z varia con la temperatura cutanea; in dettaglio sussiste la relazione inversa tra la temperatura della pelle e l'impedenza su di essa rilevata. Si osserva, a 50 kHz, una variazione  media dell'8% della resistenza quando la temperatura cutanea oscilla di 8.4°C; cosicché variazioni del flusso sanguigno periferico, nella pelle e nei muscoli, possono avere un largo impatto sulla misura BIA. L'osservazione porta a considerare attentamente i fattori ambientali, ma anche lo stress fisico, come causa quest'ultimo di un maggior flusso ematico in periferia.

 

Non è stato ancora stabilito l'intervallo di tempo che occorre prima dell'analisi BIA, affinchè l'intake di cibo e di liquidi non alteri la stima della TBW e della ECW.

Alcuni ritengono, che data la grande sezione del tronco – vedi Nyboer – anche l'intake di 2 litri di bevande possa ritenersi  'elettricamente silente' nella prima ora seguente al consumo. Mentre Kaminsky e Whaley (1993) non rilevarono alcuna differenza tra il FAT ricavato dopo 3 ore  e quello dopo 12 ore rispettivamente a distanza dal pasto. Evidentemente è la distanza dall'ultimo pasto associata alla quantità salina, o zuccherina del pasto stesso, che determinano la variazione idroelettrolitica dell'organismo.

Lukaski et al., infatti, enfatizzarono nella deidratazione il fenomeno più evidente poiché aumentava la resistenza di circa 40 ohms, con il risultato di una sottostima di 5kg di FFM.

 

Immaginate allora i soggetti che non bevono da un lungo periodo, o arrivano all'esame in stato di digiuno protratto.

Altri autori avevano dimostrato che il consumo di un pasto pesante aumentava l'impedenza già dopo un'ora; altri ancora che l'assorbimento del pasto, quando implicava l'incremento dei fluidi transcellulari (torrente ematico) diminuiva la Z da 4 a 15 ohms, con una sovrastima della FFM di circa 1.5 kg rispetto a quella misurata 2–4 ore prima del pasto stesso. 

 

Per queste ragioni molti raccomandano il digiuno notturno prima della rilevazione BIA, dimenticando che i veri fattori discrimanti sono lo stato di deidratazione, la qualità salina o zuccherina del pasto e le condizioni del “sistema corpo” rispetto all'ambiente avverso.

Le norme di standardizzazione, in sintesi, contemplano fattori intrinseci (cute e stato nutrizionale) e fattori estrinseci (ambiente e alimentazione).

Tra i fattori intrinseci si deve anche includere il riposo (condizione di steady state). Persistono tuttavia numerosi luoghi comuni nelle norme di standardizzazione dell'analisi.

 

Tra i molti ricordiamo:

 

  • l'indicazione errata di presentarsi a digiuno da almeno 8 ore, come per l'analisi del metabolismo basale, quando la precauzione dovrebbe essere solo rivolta a non assumere, 4 ore prima, un pasto ricco di zuccheri e/o di sale;
  • aspetto ancor più assurdo, la raccomandazione di non bere acqua prima dell'impedenziometria, che se eseguita, comporta parziale deidratazione per cui, aumentando l'impedenza corporea, i soggetti appaiono più grassi di quanto lo siano realmente. Di converso, si dovrebbe suggerire di bere molta acqua per conseguire la migliore condizione di omeostasi;
  • altro errore è quello di effettuare la rilevazione immediatamente dopo sforzi muscolari protratti e, in genere, dopo situazioni di stress psico-fisico, quando è noto che in tali eventi si ha una cute calda, una traspirazione sopra la norma, una perdita di elettroliti e via dicendo;
  • effettuare erroneamente le misure BIA dopo la nutrizione con “sacche sodio-cloruro, o glucosate”  che rispettivamente abbassano e innalzano i dati impedenziometrici producendo false interpretazioni dei risultati.

 

Le standardizzazione, la posizione del corpo e il tempo di permanenza del soggetto in posizione supina, influenzano grandemente il valore di Z.

La non adesione a tali norme produce valori di composizione corporea errati e talvolta opinabili. Ciononostante si riscontra un impiego superficiale della BIA, anche nello studio medico. Si accetta aprioristicamente il risultato dell'analisi BIA, dimenticando che l'impedenziometro è uno strumento che misura parametri fisici, cioè Z e Angolo di Fase, e che se questi parametri sono malamente rilevati anche la predizione di TBW e FFM è sbagliata.

 

La posizione supina, come rimarcato, diventa ancora più discriminante nei soggetti con obesità morbigena, in relazione ai fluidi che si ri-distribuiscono tra tronco ed estremità, nel passaggio tra ortostatismo e clinostatismo.

Soggetti obesi, scompensati, o con linfedema, gambe a colonna, edema perimalleolare e insufficienza venosa, risentono particolarmente dell'effetto della gravità sui fluidi corporei e pertanto costoro dovrebbero essere trattenuti in posizione supina per un lasso di tempo tale che permetta la ridistribuzione degli stessi all'interno del corpo.


Se l'analisi impedenziometrica fosse subito attivata, cioè sul soggetto appena sdraiato, i valori di Z apparirebbero bassi, poiché influenzati dai tessuti sovraidratati degli arti, per le condizioni di edema, o di ritenzione.

Per i princìpi fisici esposti, la corrente non incontra resistenza al passaggio nei tessuti sovraidratati e, di conseguenza, i valori di Z tendono ad essere bassi.

Sui pazienti con alterata distribuzione dei fluidi, quindi, l'analisi impedenziometrica dovrebbe essere condotta dopo 15-20 minuti di clinostatismo.

 

L'osservazione è di per sé ostativa nei confronti delle bilance impedenziometriche che oltre a prevedere l'ortostatismo, per loro peculiare costruzione offrono scarsa possibilità di standardizzare la rilevazione: il contatto tra gli arti e il tronco, ad esempio, non può essere completamente evitato nei soggetti obesi, producendo di conseguenza risultati sotto dimensionati.